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Radioterapia

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Radioterapia

Tra i tre pilastri dell’oncologia, assieme ai trattamenti chirurgici e la chemioterapia, nelle cure oncologiche si pratica anche l’irradiazione. E’ importante sapere che, simile alla chirurgia, l’irradiazione è un trattamento che interagisce localmente, con la possibilità di trattare contemporaneamente più aree di tessuto tumorale. In casi dove il tumore ha diverse aree di metastasi, oltre alla radioterapia si deve agire anche con la chemioterapia ed i farmaci biologici. E’ sempre maggiore il numero di pazienti malati di tumore che vengono trattati con terapie multiple. Nella cura delle persone il trattamento radioterapico acquisisce costantemente maggior importanza nel trattamento di tumori maligni, come parte di trattamenti complessi. In oncologia sono chiamati anche trattamenti multimodali. I dati confermano che la percentuale delle persone che vengono trattate con trattamento radioterapico è pari al 50%. Questo dato, nei paesi sviluppati, arriva al 60% di casi. Solamente il 20% dei centri oncologici veterinari possiede strumentazione di radioterapia propria, idonea e moderna e di conseguenza nella medicina veterinaria i casi trattati con la radioterapia sono in numero inferiore.

Elenchiamo alcuni tipi di tumori che possono essere trattati esclusivamente con la radioterapia o con trattamenti multimodali:
Mastocitomi, sarcomi dei tessuti molli, tumori nasali, tumori celebrali, tomuri orali – melanoma, carcinoma e cellule squamose, ameloblastoma acanthomatous (indicato anche come epulis acanthomatous) e fibrosarcoma, carcinoma a cellule squamose della testa e del collo, adenocalcinoma al colon e tumore del retta, linfoma localizzato nel naso, la pelle, plasmacitoma localizzato.
Al fine di comprendere bene come agisce la radioterapia è bene conoscere come nascono e crescono i tumori. Le cellule tumorali sono simili alle cellule sane. Il loro ciclo, crescita e divisione non si differenziano dalle cellule sane se non per il fatto che hanno perso il controllo del loro meccanismo. Quanto un tumore è aggressivo dipende da quanto è stato perso il controllo del meccanismo cellulare. Nell’irradiazione è fondamentale capire il comportamento globale del tumore. Quando un tumore ha origine non è ancora visibile, mentre la sua attività metabolica è già molto attiva. Durante la crescita l’attività metabolica e cellulare del tumore diminuisce e di seguito diminuisce anche la rapidità con la quale l’area viene invasa.

La Radioterapia si è rivelata essere il trattamento con maggior efficacia sull’attività metabolica e cellulare dei tumori. A volte è possibile alienare chirurgicamente la parte di tessuto che risulta essere metabolicamente meno attiva, la rimanente parte, più attiva e sensibile, viene trattata con le irradiazioni.

La radioterapia ha la funzione di aggiungere energia nel DNA e nelle sue aree più vicine. Modificando il DNA le cellule muoiono, in quanto per loro, il DNA modificato corrisponde a DNA “diffettoso”. Purtroppo la radioterapia non distingue le cellule tumorali da quelle sane, perciò ad ogni trattamento parte delle cellule sane, collocate nelle zone limitrofe alle cellule tumorali, vengono inevitabilmente distrutte. La maggior parte delle procedure d’irradiazione prevede l’utilizzo di piccole dosi di radiazioni con il fine di distruggere un maggior numero di cellule tumorali e consentendo la riproduzione di quelle sane. Con la pianificazione della radioterapia si può ottenere che la maggior parte di radiazioni colpiscano sopratutto le cellule tumorali. La determinazione della dose di radiazione dipende dalla dose necessaria per distruggere il tumore, mentre l’intervallo tra i cicli è definito in considerando lo stato del tumore e del tessuto sano circostante. La dose individuale - frazione di radiazione viene invece calcolata in base alla potenzialità di sopravvivenza alle radiazioni, dei tessuti più sensibili sani che si trovano nelle immediate vicinanze dell’area interessata dal tumore.

I protocolli d’irradiazione possono essere classificati anche curativi, dove il fine è alienare definitivamente il tumore, oppure palliativi, quando il tumore è già in uno stato avanzato con presenza di metastasi e dove il trattamento è finalizzato ad alleviare e allungare la vita del paziente.

IL protocollo standard è 18-20 x 3Gy (Gy=grej=unità per la dose d’irradiazione), 5-6 giorni alla settimana.


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Alcuni tumori con un’elevata capacità di metastasi, come ad esempio il tumore orale, si possono trattare anche con altri metodi come ad esempio il vaccino per il melanoma. Questi possono essere trattati anche con le irradiazioni con protocollo palliativo, dove le aree d’irradiazione sono contenute, utilizzando dosaggi superiori, i quali danno risultati globali migliori. Il protocollo palliativo tipico è 6x5 Gy oppure 6x6Gy, fino ad arrivare a 4x8÷9Gy. Alcuni tumori come il carcinoma a cellule squamose con alta capacità di divisione o tempo raddoppiato, è opportuno che siano trattati con la radiazione anche due volte al giorno, potendo così interagire in modo accelerato sul recupero delle cellule tumorali e contemporaneamente diminuendo i tempi terapici. Questo tipo di terapia ha mediamente una durata di 9 giorni, con dosi pari a 14x3,2÷3,5Gy. E’ importante sapere che la terapia palliativa è utilizzata anche come terapia del dolore, nel caso di osteosarcoma o tumore osseo. Gli effetti in casi di osteosarcomi sono duplici in quanto ha la capacità di bloccare la crescita del tumore e alleviare il dolore.

L’irradiazione può avere anche degli effetti collaterali i quali sono suddivisi in effetti immediati, acuti e quelli a distanza di tempo, cronici.
Tra gli effetti collaterali immediati più conosciuti sono l’infiammazione della pelle e delle membrane mucose, la perdita dei capelli, lesioni croniche e dei tessuti nervosi, tessuti cicatrizzati e necrosi ossea. Gli effetti collaterali accettabili sono la calvizzia e la perdita di trasparenza nel cristallino, chiamata anche cataratta. Gli effetti collaterali acuti si manifestano normalmente a qualche settimana dopo il trattamento, e scompaiono nelle due settimane successive. Gli effetti collaterali cronici possono manifestarsi anche a distanza di anni dopo il trattamento.

Gran parte degli effetti indesiderati possono essere evitati con una corretta pianificazione, utilizzando procedure per la diagnosi quali le radiografie, la TAC e calcoli fisici. Il fine della corretta pianificazione è concentrare il maggior flusso d’energia irradiata sul tumore evitando, per quanto possibile, di irradiare i tessuti sani nelle aree circostanti. La pianificazione è eseguita con il supporto di programmi informatici.

Meno noto ma anche di rilievo è l’utilizzo della radioterapia in casi di malattie non neoplastiche, chiamate croniche come sono la osteoartrite dolorosa e alcune malattie autoimuni. In questi tipi di patologie si utilizzano dosi piccole con quasi alcun effetto collaterale.

Ogni irradiazione eseguita nel paziente, al fine di garantire una corretta somministrazione, richiede l’anestesia, di lieve entità e di breve durata. Con questi particolari tipi d’anestesia il paziente, già a pochi minuti dalla fine del trattamento, è del tutto cosciente. Ogni somministrazione d’anestesia richiede preventiva visita e verifiche necessarie al fine di accertare che non vi sono rischi di somministrazione d’anestetico.



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